Thursday, October 05, 2006

Random (esperimenti di scrittura)


Amici e passioni


Il sedile di pietra era fresco, ed i ragazzi ci si sedevano volentieri durante le serate estive : era una consuetudine trovarsi dopo cena a scambiare quattro chiacchiere prima di decidere cosa fare .
A volte restavano per ore a parlare non accorgendosi del tempo che passava, quando poi guardavano l’orologio si rendevano conto che anche quella notte avrebbero dormito tre o quattro ore prima che la sveglia tiranna li spedisse al lavoro.
Il sedile di pietra avrebbe potuto raccontare i sogni, le speranze e le disillusioni che aveva avuto modo di udire nel corso degli anni, oppure delle lacrime amare che i ragazzi avevano pianto quando la chiesetta, di cui le pietre facevano parte, era servita per vegliare Ugo così prematuramente morto in terra di Francia a causa di un incidente stradale, il gruppo di amici era rimasto come inebetito , la notizia li aveva colpiti come un maglio.
Alcuni come Carlo e Michel si erano dati da fare per rintracciare quelli di loro che a causa delle ferie non erano in paese, altri si erano dati da fare per sostenere la famiglia di Ugo, altri ancora per ottenere che al suo arrivo egli avrebbe potuto passare l’ultima notte assieme agli amici nella piccola chiesa.
Carlo era rimasto profondamente scosso da quanto era successo a Ugo, non era la prima volta che perdeva una persona cara: gli bruciava ancora dentro la tragica morte di Fulvia giunta però come conclusione di una vita al limite.
Pensava alla vitalità dell’amico ed alla sua allegria e se li comparava all’apatia e tristezza di Fulvia l’unica conclusione a cui riusciva a pensare era che per lei la morte era stata una liberazione mentre per Ugo un furto.
Pensava a quante cose avrebbe potuto realizzare l’amico scomparso, a quanti sogni avrebbe potuto dar vita e pensando a questo decise e si promise di non voler sprecare i giorni che aveva a disposizione, non aveva chiaro quello che avrebbe voluto fare ma era sicuro di voler cambiare la sua vita.
Quella sera andò all’allenamento e correndo assieme a Vitto suo grande amico e compagno in terza linea gli confidò i suoi pensieri:”Sai Vitto sono stanco delle solite cose, la morte di Ugo mi ha fatto capire che il tempo a nostra disposizione può finire troppo in fretta, per cui voglio fare altro ed ho già in mente qualche cosa “, l’amico lo guardò sorpreso e gli rispose: “ Cosa vorresti fare? Non penserai mica di lasciare il rugby e la nostra squadra: sei l’allenatore, il capitano ed escluso me il miglior giocatore!”.
Carlo guardò con affetto l’amico e sorridendo gli disse:” Per quest’anno sicuramente no, però credo che per il prossimo campionato io non sarò più qui, e devo dire che l’unica cosa che mi dispiace lasciare è proprio il rugby e la squadra!”
Il rugby era la grande passione della sua vita, si era innamorato presto di quella strana palla con le punte : l’aveva vista per la prima volta esposta in uno dei due negozi di articoli sportivi del suo paese, quattro spicchi di un bel cuoio dorato.
Si era chiesto il perché di quella forma e come si giocava, e poi che nome avesse lo sport in cui la si usava: entrato nel negozio aveva avuto le sue risposte anche se incomplete, “è il rugby, una cosa degli inglesi, si buttano in terra e devono portare la palla con le mani passandola indietro” gli disse il signor Ettore proprietario del nego-
zio, a otto anni Carlo non aveva un’idea precisa di chi fossero gli inglesi ma pensò che dovevano essere dei tipi strani.
Aveva pensato di farsela regalare per il suo compleanno, arrivato però al momento della scelta del regalo optò per un paio di romanzi(era un lettore appassionato), non aveva trovato nessuno a cui interessasse la palla bislunga e tanto meno gli inglesi.
La curiosità gli era però rimasta incollata addosso, come un francobollo ad una lettera, aveva poi avuto modo di vedere alla televisione alcune partite del torneo delle cinque nazioni ed anche una dei mitici Barbarians contro la nazionale della Nuova Zelanda: gli All Blacks.
Dopo diverse peripezie e tentativi riuscì finalmente a metter piede su un campo da rugby, non riuscì più a star senza quello sport: la sensazione di forza, amicizia e rispetto lo coinvolsero a fondo.
Tutto gli piaceva, la fatica degli allenamenti, l’uso della forza e soprattutto l’applicazione dell’intelligenza alla forza pura lo entusiasmavano; era come giocare agli scacchi con il vantaggio che si faceva all’aperto ed in tanti.
Pensò agli anni passati giocando su campi gelati o duri come il marmo, alle vittorie ed alle sconfitte, gli passarono davanti agli occhi i compagni di squadra con cui aveva passato tante ore in campo e quasi altrettante davanti ad una birra.
Ora molti di questi non li vedeva più da anni, con altri si sentiva saltuariamente o li incontrava a qualche partita della nazionale: era così strano il passaggio da una frequentazione quasi quotidiana all’oblio attuale.
I suoi ricordi andarono poi agli anni spesi ad allenare i suoi figli ed a quanto si era sentito orgoglioso di loro quando li vedeva fare qualche bella giocata, ricordava bene i placcaggi del più grande e la velocità sgusciante del secondo.
Carlo si accorse che i suoi pensieri cominciavano a spostarsi verso eventi più vicini nel tempo e decise che era meglio alzarsi per preparare il suo viaggio reale attraverso l’Africa che conosceva, rimandando il viaggio attraverso i ricordi ad un altro momento.
Si alzò e sentì nell’aria il profumo del pane fresco e delle uova fritte con il bacon, pensò che nonostante gli anni Francis non aveva perso il suo formidabile appetito e d’altra parte nemmeno lui.

Monday, October 02, 2006

Viaggi: Lubecca






Centro importantissimo della lega anseatica e città natale di Thomas Mann conserva intatto tutto il suo fascino, da non perdere il marzapane..

Friday, September 22, 2006

Random (esperimenti di scrittura)


Nairobi


Era finalmente tornato in Kenya, dopo ben sei anni di assenza ora ammirava il tramonto e le ombre che si allungavano sulle colline dello Ngong seduto comodamente sulla veranda di casa sua, accanto a lui sedeva Francis il guardiano della casa: era molto di più di un guardiano, per Carlo rappresentava un amico e una sicurezza a Nairobi. Stavano discorrendo di quei sei anni di assenza e Francis chiese:" L'ultima volta sei venuto con il tuo amico JeanPierre, come sta?" "Bene - rispose Carlo - sai che lui gira spesso in Francia e non lavora più, lo sento spesso e un po di volte l'anno ci vediamo." Carlo pensò all'amico che forse l'avrebbe raggiunto, dopo un po chiese:" Come stanno i tuoi figli Francis? ""Bene mandano avanti la farm e Mwepesi continua a correre la maratona." Mwepesi era stato la fortuna della famiglia: gran corridore si era messo in luce giovanissimo sulle distanze dei 5.000 e 10.000 metri vincendo un po ovunque,era passato poi alla maratona e aveva così rimpinguato le sostanze di famiglia, con i soldi vinti aveva acquistato terre e bestiame che i suoi fratelli curavano e gestivano.
Nella mente di Carlo si affollavano i primi giorni del suo arrivo in Kenya, l'ambiente non era molto diverso da quello della Tanzania, la gente si: gli era parsa subito più smaliziata e pronta a cogliere e sfruttare in modo molto disincantato tutti questi presunti benefattori.
Ricordava ancora di quando giunto all'aeroporto non aveva trovato nessuno ad aspettarlo: l'aveva presa in modo molto africano senza scomporsi troppo si era recato in centro e dopo essersi sistemato in un ostello di suore si era messo ad aspettare che qualche persona venisse a cercarlo.
Alla fine giunse alla missione dove avrebbe lavorato e li conobbe Francis: muratore,falegname,carpentiere,pittore,fabbro e ogni altro lavoro ci fosse da fare.
L'aveva colpito subito l'intelligenza dell'uomo e la capacità di vedere le cose e individuare le soluzioni solo immaginandosele, avevano cominciato a collaborare e poco a poco erano diventati amici, a Carlo piaceva molto fermarsi a discutere con l'amico davanti ad una tazza di thè e più raramente di una birra.
Non era stato facile lavorare alla missione: rapportarsi con i due preti e fargli capire che lui non era un loro dipendente ma aveva una sua autonomia aveva creato parecchia tensione ed alla fine portò alla rottura dei rapporti tra di loro.
Carlo tornò al presente e disse:" Ho voglia di fare un giro sia nell'ukambani che in Tanzania e poi voglio definire una questione qui riguardo alla casa." Francis lo osservò e disse" Per il viaggio non c'è problema la Toyota è a tua disposizione, puoi prenderla per tutto il tempo che ti occorrerà e per quanto riguarda la casa non hai che da dire." L'antico tuttofare versò per tutti e due una generosa dose di "antimalarico", così chiamavano il brandy che Carlo non mancava mai di mandargli, poi rimase in attesa della replica dell'amico.
“Va bene, ti ringrazio - disse Carlo – vorrei cominciare andando su fino al Turkana e poi dopo qualche altro giro tornare qui e organizzare il viaggio in Tanzania, nel frattempo dovrebbe arrivare Jean Pierre e tu dovresti accoglierlo.”
“Non ci sono problemi – replicò Francis – vado ad aspettarlo all’aeroporto come l’ultima volta?” e così dicendo sorrise ; a Carlo venne in mente che Francis si era presentato in compagnia di tre splendide ragazze Masai.
“Non credo sia necessario Francis, ormai le ragazze non sono più in cima alla lista delle sue preferenze, credo anzi che cominci a non sopportarle più del tutto.”
Nel frattempo Felicita la vecchia cuoca aveva apparecchiato la tavola e il profumo del riso “pilau” andava diffondendosi sotto la veranda raggiungendo i due uomini assorti nei loro discorsi, non appena si accorsero che era pronto si diressero con entusiasmo verso la tavola :”Erano anni che non mangiavo il pilau – disse Carlo – e se ricordo bene quello che fa la Felicita è stupendo” “Verissimo – rispose Francis – credo sia la cosa che fa meglio, anche se quando era più giovane la preferivo per altre specialità…” la Felicita sorrise e lo minacciò scherzosamente con l’acuminato coltello che usava per tagliare a pezzetti la carne di capra arrostita.
Mangiando discussero ancora del viaggio di Carlo e anche dei progetti che lo stesso aveva sulla casa, dopo cena decisero di andare in centro a fare due passi: Carlo voleva vedere cosa era cambiato o piuttosto se qualche cosa era cambiato in quegli anni di assenza. Passeggiarono a lungo per il centro e Carlo notò che erano aumentati terribilmente i bambini di strada e anche l’età delle ragazze che cercavano un uomo sedute ai tavolini dei bar era scesa molto, vide alcuni bianchi abbracciati con ragazze che potevano essere le loro nipoti e se ne vergognò.
“Non è giusto – disse a Francis – che questi bimbi e queste ragazze vengano derubati così presto dei loro sogni e delle loro speranze, conoscono troppo presto il marcio del mondo e delle persone”.
Quella notte dormì male e si svegliò parecchie volte: si trovò a pensare ai tempi della sua adolescenza e giovinezza ed alle esperienze legate a quel periodo.


Thursday, September 21, 2006

Volontariato internazionale



La mia esperienza come volontario è stata una delle cose più belle e formative della mia vita, credo che farebbe bene a molti. Poter vivere a contatto con culture differenti e accorgersi che non tutto si può avere (neppure con i soldi) e dover confrontarsi con difficoltà a noi sconosciute dà la possibilità di aprire la mente.....

Monday, September 11, 2006

Viaggi: Cuba






Un lungo viaggio attraverso Cuba, partendo da Santiago e arrivando a L'Habana, seguendo il percorso fatto dal Che con una deviazione a Baracoa prima capitale dell'isola e vero paradiso naturalistico. Un viaggio per vedere Cuba con Fidel presente, per poter capire cosa cambierà quando lui non ci sarà più............ Un'isola colma di paradossi e contraddizioni, gente a volte cordiale e spesso arrogante!

Thursday, September 07, 2006

Random (esperimenti di scrittura)




Fulvia

I bagagli erano quasi pronti, erano passate ormai tre settimane da quando Carlo era stato a Roussillon assieme a Jean Pierre, era ormai tempo di iniziare questo nuovo viaggio africano. In quel momento Carlo era seduto sul letto assorto nei suoi pensieri: rovistando nei cassetti alla ricerca del passaporto e di altri documenti aveva trovato una vecchia foto che lo ritraeva assieme ad una splendida ragazza bionda, vi era un contrasto enorme tra la bellezza del viso e la tristezza dei grandi occhi celesti......
Carlo stava uscendo dal bar dove si recava di solito, quando aveva visto Fulvia, così si chiamava la ragazza bionda, che cercava senza riuscirvi di far partire la vecchia Diane.
"Hai bisogno di una mano?- chiese Carlo. "Si volentieri ,non so perché ma oggi non ne vuole sapere". Si erano conosciuti così,anche se Carlo sapeva chi era perché il paese non era certo grande, era riuscito ad avviare la macchina e poi l'aveva invitata a bere un aperitivo. Lei aveva cortesemente rifiutato dicendo che aveva fretta, però si era detta disponibile al prossimo incontro casuale tra di loro, Carlo pensava che non sarebbe mai successo, lei aveva un giro diverso dal suo ed anche un paio di anni in più. Adesso i ricordi correvano più veloci : al contrario di quanto aveva pensato si erano rivisti, un aperitivo, in seguito una cena, una gita a Nizza finché una sera senza alcuna programmazione erano finiti a letto.
Ora la memoria fluiva di nuovo lenta: dopo quella prima notte trascorsa a casa di Carlo, che nonostante i suoi ventun anni viveva solo, si erano rivisti con una certa frequenza ed il loro legame era diventato a mano a mano più profondo fino a portarli a decidere di vivere assieme.
Vi era qualche cosa in Fulvia che però inquietava Carlo, a volte pareva assente oppure spariva per delle ore senza dare spiegazioni, lui sapeva che prima aveva avuto una relazione burrascosa con un tipo che ora stava in carcere.
Però i momenti di dolcezza erano superiori ai problemi o forse Carlo non voleva vederli: non si era mai sentito così legato ad una donna e pensava che nessuna altra storia gli avrebbe più dato le stesse cose. Il ricordo più bello di loro due era legato ad una vacanza molto breve passata a Barcellona, era inverno però la città era bellissima e si poteva passeggiare anche alla sera nella rambla, avevano preso alloggio in una piccola pensione vicino al porto e per i primi due giorni erano usciti pochissimo non riuscendo a staccarsi dal letto.
Poi però avevano cominciato a visitare la città e Carlo ancora rivedeva lo stupore negli occhi di lei davanti alla Sagrada Familia, o ancora il divertimento e le risa guardando gli artisti che affollavano le strade, la sera poi sedevano ai tavolini dei locali sulla rambla per ascoltare la musica.
Era stata una settimana fantastica e Carlo a volte non riusciva a credere che lei si fosse messa con lui: aveva sempre pensato di non essere all'altezza della sua bellezza, anche se aveva già avuto una donna decisamente attraente.
Per quel che ricordava Carlo quelli erano stati gli ultimi momenti veramente felici che trascorsero insieme : da lì a poco si sarebbe rivelato appieno chi possedeva realmente e pienamente Fulvia. I silenzi e le assenze di Fulvia si facevano sempre più frequenti e anche quando c'era non era più come prima, anche a letto dove erano sempre stati bene non vi era la stessa atmosfera intima ma allegra, alle domande di Carlo lei dava risposte vaghe o a volte molto nervose.
Una sera, in cui Carlo era dovuto tornare inaspettatamente a casa, capì il perché di quel cambiamento : era entrato senza far rumore e stava andando in camera quando vide Fulvia seduta davanti al tavolo della cucina che guardava come affascinata la siringa di vetro celeste in cui si vedeva un liquido ambrato, si trattava di eroina come seppe poi Carlo, lentamente la ragazza affondò l'ago nella vena del braccio e tirò lo stantuffo : subito il sangue rosso si mescolò alla sostanza e Fulvia se lo iniettò.
Durante questi pochi attimi Carlo restò immobile annientato, senza neanche riuscire a parlare, con gli occhi che si riempivano di lacrime e proprio in quel momento lei si accorse della sua presenza : il suo viso si irrigidì e disse" da quanto stai lì a spiarmi? Questa è una cosa mia e tu non ci devi entrare." Carlo non disse nulla le si avvicinò e la abbracciò, lei cercò di spingerlo via ma quasi immediatamente si mise a piangere.
Fulvia raccontò che ormai da alcuni anni faceva uso di eroina, ma se all'inizio lo faceva saltuariamente e la fumava negli ultimi mesi aveva sviluppato una grande dipendenza e per motivi economici aveva cominciato ad iniettarsela.
Carlo non sapeva cosa fare, si rendeva conto di trovarsi a fare i conti con una situazione più grande di lui, parlò a lungo con Fulvia chiedendole di farsi aiutare, ma lei disse di non voler sentir parlare di comunità o altri servizi.
Da allora le cose andarono sempre peggio, Carlo ricordava ancora la volta in cui aveva trovato sulla porta di casa un tizio che urlando chiedeva i soldi che Fulvia gli doveva: lui lo aveva gettato per le scale ingiungendogli di non farsi mai più rivedere.
Man mano che la situazione di lei degenerava e diventava evidente agli occhi della gente anche Carlo divenne oggetto di sospetti e commenti malevoli,ma cosa più grave si accorse di essere controllato dai carabinieri, a lui importava poco non poteva neanche pensare di lasciare Fulvia al suo destino.
Tutti gli sforzi erano però vani ne la persuasione ne le minacce, a cui non credeva neanche lui, di lasciarla al suo destino ottennero risultati se non momentanei o di poche settimane: finche un giorno tornando a casa Carlo vide Fulvia distesa sul letto, subito pensò si fosse impasticcata per mitigare l'astinenza, ma quasi subito si accorse della siringa e del cucchiaino usato per sciogliere l'eroina rovesciati in terra.
Con la paura che gli attanagliava lo stomaco si avvicinò al letto e vide Fulvia esanime con gli occhi celesti che sembravano guardarlo con un'aria di rimprovero, non aveva mai provato un dolore simile e una tale sensazione di vuoto e impotenza: passarono un paio d'ore prima che riuscisse a chiamare i genitori di lei.
L'eroina si era portata via la donna che forse lui aveva amato di più, ed ora si ritrovava solo e con una sensazione di vuoto che non lo lasciava ragionare, decise di rifugiarsi nello sport e nel lavoro in modo di non lasciare spazi e tempi ai propri pensieri.
Carlo non immaginava che nel corso degli anni avrebbe incontrato di nuovo la polvere bianca e che avrebbe combattuto ancora con lei, forse se lo avesse previsto la sua vita sarebbe stata meno complicata e più tranquilla: però non avrebbe visto luoghi e conosciuto persone per lui importanti.

Wednesday, September 06, 2006

Viaggi: Budapest






Una bellissima città, non starò a descriverla: per questo ci sono centinaia di libri.
Solo alcuni punti che mi sono piaciuti: le terme con la loro atmosfera antica e poi la sinagoga che dopo quella di New York è la più grande del mondo.

Tuesday, September 05, 2006

Random (esperimenti di scrittura)


Savana

Carlo guardava affascinato la sequenza infinita di baobab e di terra rossa, sulla quale ogni tanto comparivano mandrie di bestiame smunto accompagnate da ragazzini stracciati ma allegri. Erano passati ormai alcuni mesi dal suo arrivo in Tanzania ed era sempre più convinto di aver fatto la scelta giusta, gli ampi spazi e la bellezza della natura gli regalavano una serenità che da anni in Italia non aveva più.
Ma c'era di più: a dargli pace era anche il lavorare per un'idea e non solo per il denaro, non che fosse un'idealista o un illuso, conosceva bene e apprezzava il fatto di poter vivere bene e senza problemi economici ma allo stesso modo conosceva anche l'altra faccia della medaglia.
Ed ora si trovava,a ventisette anni, catapultato nell'Africa nera; guidando il potente fuoristrada osservava i volti d'ebano dei suoi compagni, si sentiva a suo agio assieme a loro e capiva che anche loro lo avevano accettato. Fortunatamente era riuscito ad impadronirsi abbastanza velocemente della lingua locale per cui passava parecchio tempo a parlare con loro per cercare di comprendere più a fondo il loro modo di vivere ed anche come percepivano quel gruppo di bianchi venuti lì non per far soldi.
Quella mattina si stavano recando a Manyatta, un piccolo villaggio ai bordi del grande altopiano comunemente chiamato Masai step, per incontrarne gli abitanti ed i loro capi e programmare i lavori per portare l'acqua al villaggio; non sarebbe stato facile convincere il "katibu" cioè il rappresentante locale del partito che parte dei lavori erano a loro carico e che si sarebbero dovuti poi far carico del mantenimento di un sorvegliante degli impianti.
"Angalya mchawi, guarda lo stregone - disse Matayo - oltre alla riunione ci sarà festa ed anche una cerimonia per attirare la benevolenza degli antenati e scacciare gli shetani, i diavoli." Matayo assieme a Julyus e Onesimo erano i tecnici che Carlo aveva trovato al suo arrivo, tenendo conto che solamente tre anni prima di mestiere facevano i carbonai, si poteva vedere il buon lavoro di formazione svolto dal volontario che lui aveva sostituito. Era sicuro che grazie alla loro volontà e intelligenza unite alle conoscenze che lui gli avrebbe trasferito sarebbero ben presto diventati autonomi in tutto quel che riguardava la realizzazione degli impianti.
George Chitema il katibu di Manyatta si avvicinò con fare molto formale a Carlo, quindi lo salutò ignorando volutamente gli altri uomini del gruppo: Carlo capì che questo era il suo modo di dirgli che quelli importanti e che avrebbero deciso erano loro due.
A George Chitema non era piaciuto molto l'atteggiamento di Carlo: il discorso fatto dall'europeo chiariva in modo inequivocabile il sistema di gestione e le priorità dell'uso dell'acqua, vi erano pochi margini per inserirsi e trarne un guadagno personale. Se a questo si aggiungeva il fatto che il suo commercio di trasporto acqua tramite barili sarebbe calato l'antipatia per lo mzungu - europeo - saliva di minuto in minuto.
Carlo ignaro dei sentimenti del katibu osservava Majengo lo stregone ,che borbottando in una lingua che probabilmente neanche lui capiva più, stava sgozzando una capra nera dopo aver già eseguito la stessa operazione con un gallo dello stesso colore: stava ora raccogliendo in un recipiente ricavato da una zucca vuota il sangue dei due animali, dopo di che cominciò a camminare aspergendo di sangue tutta l'area destinata alla realizzazione dell'impianto, tutto questo senza mai smettere di biascicare le sue invocazioni agli antenati.
Appena lo stregone terminò i suoi riti venne portato il cibo: grossi vassoi con polenta bianca, mchicha verdura simile al cavolo e carne, da cui tutti gli invitati attingevano a mani nude. Il banchetto andò avanti fino a quando non rimase nulla, in luoghi dove non c'è la certezza del cibo quando si può non si avanza niente. Carlo stava parlando con alcune persone quando venne portato il pombe, la birra locale fatta facendo fermentare il miglio, l'aspetto non era dei migliori: una schiuma grigiastra colma di pagliuzze e semi ricopriva un liquido marroncino poco alcolico ma che veniva consumato in grandi quantità.
Era mattina, la luce che filtrava tra le tende svegliò Carlo, venne subito assalito da un feroce mal di testa, evidentemente aveva esagerato con il pombe ed ora si malediceva per essersi fatto trascinare fino in fondo; d'altra parte quando i tamburi avevano cominciato a suonare e le donne e quelli che una volta erano dei guerrieri orgogliosi a ballare con le movenze ed il loro ritmo scatenato ma del tutto istintivo si era sentito parte di loro e vivo come non mai.
Dopo una doccia, che in parte lo aveva rimesso in sesto, decise di fare colazione sulla veranda di casa; da lì poteva ammirare la savana che si estendeva fino a fondersi all'orizzonte con il cielo così particolare in Africa che pare di poterlo accarezzare.
Si stava versando una seconda tazza di caffè quando ,dal vialetto principale contornato da bouganville di un rosa carico, vide arrivare Emilio il geologo che con la sua statura ed i capelli sempre arruffati si confondeva bene con gli alberi di papaya; "Allora - disse quest'ultimo - come è andata la riunione a Manyatta? Ho sentito dire che ti sei divertito, non è stato così per Chitema che era parecchio arrabbiato."
"Siediti e prendi una tazza di caffè - rispose Carlo - sicuramente dovremo fare attenzione perché cercherà di metterci i bastoni tra le ruote, ha parecchie conoscenze e sicuramente non gli và di perdere il suo businnes."
Parlarono ancora un po e dopo si lasciarono ognuno diretto verso il proprio lavoro, Carlo pensava e si diceva che anche lì in mezzo alla povertà assoluta c'era chi cercava di approfittarsi dei propri simili.
Dopo tutto era una cosa abbastanza normale in un paese come la Tanzania che dopo l'indipendenza aveva cacciato i bianchi e rifiutato l'aiuto interessato delle multinazionali. Julius Nyerere il capo di stato aveva deciso di rifarsi al sistema tribale di solidarietà chiamato "ujamaa" per sviluppare gradualmente il paese e questo automaticamente implicava il fatto che le molte ricchezze naturali andassero agli abitanti e non soltanto le briciole.
Tutto questo non era piaciuto a chi tesse le trame dell'economia mondiale: per cui la Tanzania si era ritrovata senza più un centesimo d'aiuto da parte del fondo monetario internazionale e d'allora stava precipitando sempre più in basso.

Tuesday, August 29, 2006

Viaggi: Egitto






Uno dei viaggi più affascinanti che ho fatto è stato quello in Egitto: veramente straordinaria l'atmosfera che trasuda storia e civiltà antiche di millenni.......

Monday, August 28, 2006

RANDOM (esperimenti di scrittura)



Start

Primavera, il sole già caldo batteva sul viso del vecchio mollemente adagiato sulla panchina, aveva deciso di fare una passeggiata e di arrivare fino alla chiesetta e soprattutto alla trattoria che si trovavano sulla collina alle spalle del paese, l’ultima volta che aveva percorso quella strada non si era neppure accorto della salita, ma quel pomeriggio aveva dovuto sedersi per riposarsi un momento.
Il volto attraversato da un reticolo di rughe, non bello ma regolare rivelava un misto di aspra decisione e al tempo stesso la comprensione di chi ha sofferto .
Il vecchio non stava dormendo, ad occhi chiusi ripensava ad una estate di tanti anni prima; a quel tempo era un bambino e passava le vacanze estive correndo per i prati e le montagne attorno a casa sua. Quella mattina si era alzato presto e come sempre durante le vacanze dopo una rapida colazione aveva salutato la madre e afferrata la bicicletta aveva volato verso la casa dei nonni; raggiuntala era corso a salutarli felice di essere lì. Gli piaceva il cascinale con i suoi cortili e le sue stalle ,l'aria che sapeva di erba tagliata e di lavoro duro ma senza padroni. Non sapeva che quel giorno avrebbe provato il primo vero dolore della sua vita, capitò quando decise di tornare in cucina dalla nonna, si stava avvicinando silenziosamente alla porta quando la sentì dire:"Anche oggi è qui, perché non è mai a casa sua....", non aspettò di sentir terminare la frase e silenzioso come era venuto andò a sedersi nel fienile dove rimase a lungo con le lacrime agli occhi e un gran senso di delusione.
Era così assorto nei suoi ricordi che quasi non sentì la voce dell'uomo che si stava avvicinando:"Allora Carlo sei pronto?",lentamente aprì gli occhi e si strappò al passato, vide il suo vecchio amico JeanPierre che sorridendo gli disse:"Vedo che gli anni passati non sono stati sufficenti a farti cambiare, ti perdi ancora nei tuoi pensieri." Carlo annuì sorridendo e tra sè si disse che pochi ormai lo conoscevano così bene ; l'amicizia tra di loro durava da quasi mezzo secolo, avevano passato anni in cui la vita li aveva portati in paesi diversi ma tutte le volte che si erano ritrovati era come si fossero visti la sera prima. "Andiamo- disse JeanPierre -ci beviamo un pastis e poi partiamo per Nizza", quella di bere un pastis,classico aperitivo di quella zona del Piemonte confinante con la Francia, era una loro vecchia tradizione beneaugurante prima di intraprendere ogni viaggio. Avevano deciso qualche mese prima,durante una visita di Carlo, di fare un giro in Provenza per rivedere gli splendidi colori di quella regione in primavera ed anche per parlare di un progetto che stava girando tra le sinapsi di Carlo già da un pò di tempo.Roussillon è un piccolo paese ,all'interno del parco del Lubèron, famoso per l'ocra che tanti pittori famosi venivano a procurarsi per i loro quadri. Vi sono anche alcune poterie che offrono stanze ed un ambiente familiare per chi vuole passare qualche giorno tranquillo; ad un tavolo davanti a una bottiglia due uomini stavano parlando, uno era snello e vestito con cura l'altro massiccio e vestito in modo più casuale."E così vuoi tornare in Africa" disse JeanPierre l'uomo snello, "Si - rispose l'altro - credo che sia ora per me di tornare a Nairobi, per prima cosa voglio vedere com'è messa la casa che avevo comprato anni fà dall'inglese che hai conosciuto anche tu e decidere cosa farne.." "Non credo sia solo quello il motivo - intervenne JP - secondo me tu hai in mente altre cose."
Carlo si versò un goccio di vino e lisciandosi la barba disse: "A dire il vero non ho ancora le idee chiare su quel che vorrei fare, però mi piacerebbe fare un giro nei luoghi dove son stato in gioventù." Sorseggiavano lentamente il vino e si gustavano l'aria fresca che veniva giù dalla valle, erano stati nello stesso posto molti anni prima e le persone adesso erano cambiate ma era rimasto l'ambiente piacevole e famigliare di allora. Terminato il vino i due uomini si alzarono e lentamente si avviarono verso le vecchie cave d'ocra, sotto i raggi del sole calante le venature di terra colorata offrivano uno spettacolo impareggiabile; entrambi erano assorti nei propri pensieri e non facevano caso ai turisti chiassosi di ritorno dalla gita.
"Maria e i tuoi figli cosa dicono?" chiese JeanPierre all'amico che sollevò un sopracciglio con fare interrogativo:"Sai bene che i ragazzi sono oramai adulti e indipendenti e non fanno troppo caso alle idee che mi vengono in testa; e in quanto a Maria da quando ci separammo sia lei che io abbiamo sempre evitato di commentare le nostre scelte." Parlando si erano fermati in un punto particolarmente panoramico da cui si poteva spaziare con lo sguardo sulle cave e sui campi coltivati più in basso.
"Non avrei mai creduto all'ora - disse JeanPierre - che ti saresti sposato, sopratutto con una persona così diversa da tè." Carlo ritornò per un attimo a quando aveva conosciuto la moglie, sorrise e disse:" Non lo avrei creduto neanche io, eppure...successe, anche se poi le differenze vennero a galla e questo ci allontanò inesorabilmente.”
I due amici osservavano in silenzio il tramonto che si stava facendo magnifico, gli ultimi raggi del sole conferivano all'ocra una morbidezza particolare e irreale; dopo un po i due decisero di tornare al villaggio, in silenzio imboccarono un piccolo sentiero che in pochi minuti li avrebbe portati alla piazza del paese.
Si erano ritirati ognuno nella propria stanza; l'indomani sarebbero tornati a casa, Carlo era contento del programma stabilito, lui a breve si sarebbe trasferito in Kenya e più avanti forse JeanPierre lo avrebbe seguito.

Thursday, August 24, 2006

pictures








padre e figlio, la storia si ripete sul campo.....
fhater and son......the history tourn arround on the pitch..

Scrivere (presento una parte di me)


PREFAZIONE


Ho deciso di scrivere queste pagine, non oso chiamarlo romanzo, perché mi giravano in testa da un po di tempo e per qualche ragione mi rendevano irrequieto.
Questo scritto si intitola Random perché come la suddetta funzione che nei CD và a pescare brani musicali in ordine sparso, in questo caso lo fa pescando nella vita del protagonista, và detto che molti episodi sono reali, biografici, altri sono invenzione letteraria o supposizioni di un vicino domani o di un lontano passato.
Le azioni si svolgono in ambienti e paesi diversi, vi sono riferimenti a persone e situazioni storiche realmente vissute e accadute.
A volte vi sono considerazioni etico-morali di cui mi assumo la piena responsabilità, è possibile che molti non condividano la mia visione della società o dei rapporti tra il mondo “occidentale” e gli altri paesi.
Ho usato in alcune occasione termini in lingua swahili, che ho l’onore e il piacere di conoscere, in quanto mi parevano funzionali all’atmosfera della narrazione.
Ho usato un termine tecnologico e moderno come titolo, questo tipo di narrazione però è classica del romanzo arabo che normalmente si arrotola e si srotola su se stesso, a conclusione devo dire che sto scrivendo essenzialmente per me stesso e non credo che molti altri leggeranno le mie pagine.

africa


L'Africa è un'altra delle mie passioni: ho avuto la fortuna di viverci e non ho più potuto dimenticarla.....

rugby


il rugby è una grande passione, anzi direi una fede e anche un modo di vivere.
dopo anni di gioco ancora non riesco a smettere e nonostante diventi sempre più duro (sono antico) ricomincio sempre ad allenarmi.
Mchawi