Wednesday, February 14, 2007

OSPITI: Molteni


UN VECCHIO UN CAMMELLO E UN MELOGRANO (tutto nello stesso giorno)10/10/2006

Esistono eccome i giorni senza logica
senza ragione
e appartengono forse a una categoria,
indefinibile,
una cosa a parte
nessun termine esistente, come una dannazione leggera
un fatto dietro l’altro
oggetti senza nome, questa luce strana, un giorno già diverso
come una goccia d’urina tra i capelli alle 7,30 nello specchio, e poi
pezzi di ghiaccio nelle tasche alle 10,25
e tutti gli storpi e tutti i pazzi della città a convegno in Piazza della Repubblica alle 12
avanti e indietro avanti e indietro con le sigarette accese
e un cavallo azzurro la sera dentro al letto alle 23,34
accanto a voi
con gli occhi verdi pieni di sonno che vi osserva
e sbadiglia come un uomo
senza più denti.
Non affiora mai nessuna domanda
in questi giorni strani
nemmeno una domanda
solo un sogno notturno che lascia nella stanza sette otto orribili
statue di legno grezzo al posto del cavallo,
orribili e concrete ma col sudore dentro al buio ancora nessuna domanda né spavento.
Domani sarà NORMALE ordinario e rassegnato
I soliti PERCHE’ e tutta la paura conosciuta
ma l’altro ieri era così
un giorno a parte con sole e nebbia in una luce poco terrestre
e appena fuori casa vedo sulla Flaminia un vecchio al lato
di un gran traffico bestiale
un vecchio di almeno anni 85
che agita il pollice in direzione di marcia come un freack che va al mare nel ‘70
con la giacchetta di lana e i baffoni bianchi e sorride al traffico
di processionarie metalliche che allargano sistematiche la traiettoria
e lo evitano con cura, ma quello ride ai macchinoni
e porta sotto la giacca una camicia a quadri e i pantaloni di lana senza piega
consumati alle ginocchia
e solo due ciuffi di capelli bianchi sulle tempie tagliati freschi dal barbiere
e sorride alla scena inferocita dei motori con questo pollice agitato in mezzo al putiferio
nessuno l’ha avvertito che la folla è cambiata
non va più di moda
AUTOSTOP
la folla è malfidata e avvelenata ormai da tanto ma lui si sente davvero moderno
e quando mi vede si butta proprio in mezzo e spalanca le braccia
PROPRIO A ME
sempre col pollice agitato in aria come un burattino impazzito
vecchio pazzo (come hai fatto a diventare così vecchio?)
ma di ammazzarlo non ce la faccio proprio non me la sento di prima mattina, sangue
folla di curiosi e ambulanze
polizia
vigili
carabinieri
NON POSSO
allora metto la freccia e rallento con calma (apparente)
abbasso il finestrino e gli urlo curioso e incazzato
DOVE VAI !?
MI FA MALE UNA GAMBA, PORTAMI IN FONDO A VIA XX SETTEMBRE.
non era pazzo, aveva solo male ad una gamba
allora ho aperto lo sportello e lui è salito impiegandoci
non meno di dodici minuti con le macchine dietro che suonavano imbestialite
ma lui non li sentiva proprio e non aveva nessuna fretta
io tantissima
è salito
siamo partiti
e mentre guidavo mi guardava
sentivo che mi guardava
mi volto all’improvviso e lo becco che mi fissa e sorride
CE LI HAI I FIGLI? mi fa
NO
E PERCHE’?
PERCHE’ NO…NON LO SO PERCHE’…
E’ ORA CHE FAI DEI FIGLI
DICI?
SI, E’ ORA.
poi non ha detto più niente
ha solo continuato a fissarmi e a sorridere mentre guidavo e io
non so perché
mi sentivo molto in colpa
e molto osservato da questo vecchio strano e non vedevo l’ora di scaricarlo
perché mi ricordava mio nonno mio padre e l’ultimo pezzetto sano di coscienza mondiale
e in fondo a Viale XX Settembre finalmente ho detto
SIAMO ARRIVATI
ma non scendeva
ha tirato fuori qualcosa da una tasca e me l’ha messo davanti
tenendolo sul palmo aperto della mano
con una certa gentilezza.
Era un melograno.
PRENDI QUESTO, E’ PER PAGARTI DEL PASSAGGIO.
un melograno…
LASCIA STARE, NON C’E’ BISOGNO…
PRENDILO, E’ BUONO.
In effetti era un melograno bello grosso e maturo, allora ho detto
GRAZIE e l’ho preso
solo allora il vecchio è sceso (altri quindici minuti)
e mentre sparivo in mezzo al traffico lo vedevo dallo specchietto che faceva
CIAO CIAO
con la mano
e il melograno rotolava e rinculava sopra al cruscotto
ad ogni curva e ad ogni frenata
allora ho provato a metterlo nel bauletto ma non ci stava
in terra rotolava lo stesso
in tasca no
allora
l’ho rimesso lì
e mi sono rassegnato a vederlo rotolare e saltellare sopra al cruscotto
come un folletto colorato e vivo
e avevo in testa quel vecchio con i baffoni bianchi che non se ne voleva andare
fin quando ad un semaforo (rosso)
mi sono voltato a sinistra
e ho visto un cammello.
un cammello…
sopra un cassone trainato da una vecchia auto americana celeste con le pinne sui fanali
e l’altoparlante a manetta
dietro due tizi vestiti da domatori accanto al cammello
(erano indiani, o di quelle parti, sui venti-ventidue anni)
che urlavano alla folla in playback
cioè muovevano la bocca ma era l’alto parlante ad andare
invitavano la gente al circo
ma io ho guardato il cammello
ma il cammello non guardava nessuno
fissava un punto indefinito all’orizzonte tra i clacson e i motori a iniezione elettronica
con gli occhi sbarrati e i ciglioni lunghi
e aveva le due gobbe flosce
non dritte e gonfie come quelli della TV
flosce e piegate sulla groppa come due pezzi di cartone bagnato (mai vista una cosa così)
e si vedeva che ne aveva proprio i coglioni pieni del circo e di tutta quella processione impazzita
ma era immobile e arrabbiato come una bestia imbalsamata
e i due domatori continuavano a urlare in playback con le braccia alzate al cielo
quando mi accorgo che questi due stronzi
mentre sbracciano tengono i pugni chiusi ma con i medi alzati e in sostanza
stanno mandando a fare in culo tutta la folla circostante
mentre con grida di giubilo la invitano al circo
era una scena pazzesca
ma la cosa più pazzesca era che nessuno se ne accorgeva
e questi due
continuavano bellamente a mandarci in culo tutti quanti con i medi alzati
mentre sorridevano alla folla
e allora non ho perso tempo (temevo scattasse il verde)
ce li avevo proprio accanto
ho aperto il finestrino all’istante
ho sorriso anch’io
e gli ho mostrato il mio medio col braccio tutto steso verso loro
ma uno se ne è accorto
si è girato verso di me
questo stronzo
ha steso le braccia nella mia direzione e ha unito i medi di entrambe le mani
spiazzandomi
e mandandomi affanculo al quadrato
non ho fatto in tempo a organizzare una replica
perché il verde è arrivato e il cammello con un sobbalzo s’è mosso in avanti
e io ho dovuto dare gas e superarli (sempre col braccio fuori e il medio alzato)
poi li ho persi nel retrovisore
e ho continuato a guidare frastornato
dentro a quella strana giornata
col melograno maturo che saltellava sopra al mio cruscotto.

Tuesday, February 13, 2007

Sport: rugby, uno stile di vita.

Rugby
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Una partita di Rugby
Il rugby è uno sport di squadra molto diffuso in tutto il mondo, in particolare in Francia e nei paesi britannici e nelle loro ex-colonie, come Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica.
L'alto livello del contatto fisico e l'assenza di protezioni rendono il rugby un gioco estrememente fisico, ma le sue nobili origini ne hanno fatto uno sport nel quale si cerca sempre il rispetto delle regole.
Indice[nascondi]
1 La storia
2 I ruoli
3 Le regole
4 Modificazioni nel calcolo del punteggio
5 I vari tipi di rugby
5.1 Le caratteristiche comuni
5.2 Le differenze
6 I tornei maggiori (a 15)
6.1 Il Sei Nazioni
6.2 Il Tri Nations
6.3 Altri Tornei per nazioni
7 Il Terzo Tempo
8 "Derivati" del rugby
9 Classifica mondiale
10 Il rugby in televisione
11 Voci correlate
12 Altri progetti
13 Collegamenti esterni
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[modifica] La storia

La Rugby School
A onta della falsa immagine che in Italia lo relega generalmente fra gli sport brutali, esso deriva da origini nobili, perché nato in uno dei più aristocratici college inglesi (quello di Rugby appunto, che gli ha dato il nome), Questo avvenens econdo la leggenda, quando il giovane studente William Webb Ellis, durante una partita di calcio disputata nel 1823, afferrato il pallone con le mani (allora era ancora rotondo) e anzichè calciarlo come previsto allora, di partire palla in mano come un razzo verso l'opposta linea di fondo. Non esistevano regole standard per il calcio all'epoca in cui Webb Ellis era a Rugby (1816-1825) e molte varianti prevedevano il portare la palla, comunque la storia apparve nel 1876, quattro anni dopo la sua morte.Ad ogni modo, il trofeo della Coppa del mondo di Rugby è dedicato a Webb Ellis e una placca alla "Rugby School" commemora il suo conseguimento.
Nell'ottobre del 1863, la Football Association fu costituita con l'intento di standardizzare le varie forme di calcio che venivano giocate all'epoca. Durante una serie di sei incontri, tenuti alla Freemason's Tavern di Londra, rappresentanti delle scuole pubbliche e delle università, insieme a un numero di club indipendenti di spicco, si riunirono per stabilire un singolo regolamento del calcio.La prima stesura prevedeva caratteristiche che sono ora parte del Rugby come il correre in avanti con la palla ed essere caricati, trattenuti, sgambettati, ecc. Queste regole vennero gradualmente scartate e venne adottata una variante delle "Regole di Cambridge".Nella riunione finale i rappresentanti del Blackheath ritirarono il loro club dall'associazione a causa della rimozione della regola che permetteva il "backing" (calciare un avversario negli stinchi). Il Blackheath e un numero di altri club continuarono a giocare la loro versione del calcio.
Il 26 gennaio 1871, si formò la Rugby Football Union, che portò alla standardizzazione delle regole per tutti i club che giocavano una variante delle regole della Rugby School.
Gli anni 1890 videro uno scontro di culture all'interno del gioco, tra i club del nord composti da lavoratori e quelli del sud composti da "gentleman", sulla natura del professionismo. Il 29 agosto 1895 ventuno club si separarono dalla RFU e si incontrarono al George Hotel di Huddersfield, formando la Northern Rugby Football Union con il suo insieme di regole, che sarebbe in seguito diventata la Rugby Football League (RFL).
Il rugby a 15 fece parte del programma olimpico e attualmente il rugby a 7 è nel programma dei World Games. Le nazionali vincitrici del titolo olimpico sono quelle di Francia nel 1900 (v. Rugby alle olimpiadi estive 1900), di Australia nel 1908, di Stati Uniti nel 1920 e 1924.

[modifica] I ruoli
Nel rugby a 15, la tipologia del gioco più diffusa nel mondo (vedi sotto per gli altri tipi), i ruoli dei giocatori in campo sono i seguenti (inglese-italiano):
15 - Full back - Estremo14 - Right wing - Tre quarti ala aperta destro13 - Outside center - Tre quarti centro12 - Inside center - Tre quarti centro11 - Left wing - Tre quarti ala chiusa sinistro10 - Fly-half - Mediano d'apertura9 - Scrum-half - Mediano di mischia8 - Number 8 - Terza linea centro7 - Flanker - Terza linea ala6 - Flanker - Terza linea ala5 - Lock (2nd row) - Seconda linea4 - Lock (2nd row) - Seconda linea3 - Tight head Prop - Pilone destro2 - Hooker - Tallonatore1 - Loose head Prop - Pilone sinistro
Disposizione in campo di una squadra di rugby a 15
1 Pilone sinistro
2 Tallonatore
3 Pilone destro
4 Seconda linea
5 Seconda linea
6 Terza linea ala
8 Terza linea centro
7 Terza linea ala

9 Mediano di mischia
10 Apertura
12 Tre quarti centro
13 Tre quarti centro
11 Tre quarti ala chiusa sinistro
14 Tre quarti ala aperta destro
15 Estremo

[modifica] Le regole

Dimensioni di un campo di rugby
Quelle qui elencate sono solo le regole principali del rugby
Dimensioni del campo:
minimo: 66 X 119 metri (di cui 100 senza contare le aree di meta)
massimo: 69 X 144 metri
Dimensioni della porta:
I pali della porta, piazzati al centro della linea di meta, sono 2 montanti rotondi di oltre 4 metri di altezza, da considerarsi prolungantisi all'infinito; essi distano tra loro 5,64 metri e sono uniti da una barra orizzontale il cui filo superiore è a 3 metri dal terreno.

Palla della nazionale italiana
La palla deve avere forma ovale e le seguenti dimensioni ottimali:
Lunghezza: 28 centimetri
Circonferenza (lunghezza): 74 centimetri
Circonferenza (larghezza): 59 centimetri
Peso: 410 grammi
La durata di un match è di 80', diviso in due tempi uguali da 40', e si considera il tempo effettivo senza recupero (salvo eccezioni particolari). Originariamente, l'intervallo era decretato a pura scelta dell'arbitro; attualmente, l'arbitro concede 10 minuti di riposo.
Ogni squadra può schierare fino a 15 giocatori più 7 riserve: non ci sono numeri fissi e va rispettata la numerazione 1-22.
In campo vi devono essere un arbitro e due giudici di linea, in caso di partite di un certo rilievo può essere presente anche il "TMO" (Television Match Official) che ha il compito, esclusivamente su richiesta dell'arbitro, di verificare solo se un'azione in area di meta ha portato o meno ad una segnatura valida (l'arbitro può anche annullare).
Il passaggio può avvenire con le mani (solo all'indietro o di lato), oppure con i piedi (anche in avanti, in gergo "calcetto" ("grabber") se rasottera o "up-and-under" se a campanile). Se in avanti il passaggio coi piedi può essere raccolto solo dal calciatore o da compagni partiti dietro di questi al momento o dopo il calcio stesso.
Il placcaggio è concesso solamente sul giocatore che ha la palla ed è concesso dal busto ai piedi, altrimenti è fallo.
Se il placcatore tende a "ribaltare" il placcato sollevandolo completamente da terra, deve accompagnarlo nella caduta onde evitare gravi infortuni.
I giocatori che non hanno il possesso della palla non devono subire ostruzioni di alcun tipo.
Quando un giocatore è placcato e ha almeno un ginocchio a contatto col terreno o è seduto o è sopra un altro giocatore a contatto col terreno deve necessariamente, a scelta:
Passare la palla
Lasciare la palla
Spostarsi dalla palla
Segnare una meta (Nel caso il placcaggio sia avvenuto in prossimità della linea di meta)
Se la squadra che subisce un fallo mantiene il possesso del pallone e riesce comunque a rimanere in una situazione di gioco positiva, è concesso dall'arbitro il "vantaggio", ovvero il fallo non viene fischiato e la formazione può proseguire l'azione; qualora, nel prosieguo di questa azione, detta squadra non riuscisse a conseguire un vantaggio vero e proprio, l'arbitro tornerebbe sul punto della prima infrazione prendendo una decisione (calcio di punizione, mischia) sempre in favore della squadra che ha subito il fallo.
Quando viene commessa un'infrazione di minore importanza (ad esempio un "in avanti"), nello stesso punto viene giocata la "mischia".
La mischia viene composta da elementi di entrambe le squadre: minimo 5 giocatori per formazione, di cui 3 in prima linea (solitamente i piloni e il tallonatore), contrapposti in 2 gruppi.
I due "pacchetti di mischia" devono essere divisi da una linea parallela a quella di meta.
La testa e le spalle dei giocatori in mischia devono essere al di sopra della linea dei fianchi.
Il giocatore in prima linea (a contatto con gli avversari) non deve avere la testa vicina a quella di un suo compagno di squadra (le due parti si incastrano).
La palla viene posta nella mischia dal mediano di mischia della squadra che non ha commesso il fallo (ingaggio), il quale deve lanciarla con entrambe le mani, in un unico movimento al centro del corridoio formato dalle prime linee.
Quando la palla tocca terra, ogni giocatore di prima linea può attirarla solo con i piedi dalla sua parte e solo se prima è stata toccata dal tallonatore di una delle due squadre.Il tallonatore, infatti, come suggerisce la parola, ha il compito nella mischia di portare la palla coi talloni dei piedi verso la sua squadra.
La rimessa laterale (touche) si effettua con i pacchetti di mischia delle due squadre schierati (tutti o in parte) in fila fianco a fianco, separati dalla linea immaginaria dell'uscita della palla. I primi uomini della fila devono essere ad una distanza minima di 5 metri dalla linea di fallo laterale. I restanti giocatori devono tenersi lungo le parallele immaginarie tirate a minimo 10 metri dallo schieramento di touche.
La touche si effettua dal punto in cui la palla è uscita dal campo, tranne nel caso in cui la palla sia uscita dopo essere stata calciata, da un punto del campo oltre la propria linea dei 22 metri, "direttamente fuori", cioè senza avere toccato terra nel campo di gioco prima di uscire. In questo caso la touche sarà eseguita all'altezza del punto dal quale è stato calciato il pallone.
E possibile effettuare anche la "touche veloce" ossia giocare la rimessa senza aspettare lo schieramento degli avversari. Ciò è possibile se la palla non ha toccatto elementi estranei al gioco (spettatori, cartelloni pubblicitari). la palla deve essere lanciata parallela alle linee trasversali(ne avanti ne indietro) alla distamza minima di cinque metri, anche eventualmente a davore di se stessi.
Le infrazioni più gravi, come l'antigioco ed il fuorigioco, sono punite con un calcio di punizione.
I falli di antigioco sono tutte le infrazioni che tendono ad "uccidere" il gioco e quelle che mettono in pericolo l'incolumità dell'avversario, sono punite col cartellino giallo (espulsione per 10') o rosso (espulsione definitiva).
Il "fuorigioco" viene fischiato quando un giocatore, trovandosi al di là della parallela immaginaria alla linea di meta passante per il pallone, partecipa in qualsiasi modo all'azione.
La "punizione" può essere calciata da qualsiasi giocatore della squadra che ha subito il fallo, che ha comunque possibilità di scegliere la mischia.
Chi calcia la palla lo può fare in qualsiasi direzione e giocare la palla di nuovo.
È possibile calciare direttamente in touche: in questo caso la rimessa sarà eseguita, dalla squadra che ha calciato la punizione, sempre dal punto in cui il pallone è uscito, indipendente dal punto in cui è stata calciata la punizione.
È possibile, previa comunicazione all'arbitro, tentare il calcio di punizione direttamente tra i pali verticali e sopra la sbarra parallela al terreno che costituiscono la porta avversaria.
I compagni di squadra devono rimanere dietro la palla fino a quando questa non viene calciata.
Gli avversari devono tenersi lungo la parallela immaginaria tirata a minimo 10 metri da dove viene battuta la punizione.
La meta (5 punti) è valida solamente se la palla viene schiacciata a terra nell'area di meta della squadra avversaria. Se la palla viene schiacciata nella propria area di meta la si definisce "annullata".
La "meta tecnica" ("Penalty Try") (5 punti) viene assegnata, su decisione dell'arbitro, se la squadra che è in difesa commette un fallo, senza il quale evidentemente una meta sarebbe stata segnata.
Dopo la meta, perpendicolarmente al punto nel quale la palla ha toccato il terreno, si calcia la "trasformazione" (2 punti), che deve passare in mezzo ai pali e sopra alla sbarra orizzontale della porta.
Il "calcio di punizione" (o semplicemente "punizione" o "penalty"), simile alla trasformazione calciata dopo la meta, ha un valore di 3 punti.
Quando si calcia in mezzo ai pali o si tenta la trasformazione, la palla va posizionata sulla "ciambella".
Il "drop" o "calcio di rimbalzo" è un particolare calcio in cui un giocatore, da qualsiasi posizione del campo, calcia il pallone, dopo averlo fatto rimbalzare, in mezzo ai pali e sopra alla sbarra orizzontale della porta della squadra avversaria. Vale 3 punti (come la punizione). Se il "drop" viene effettuato come calcio di inizio,di ripresa del gioco dopo una segnatura oppure dopo un "mark", anche se la palla passa tra i pali e sopra la sbarra della porta non viene attribuito alcun punto alla squadra che ha effettuato il calcio.
Il "mark" consiste nel raccogliere al volo nei propri 22 metri la palla calciata dall'avversario. Dà diritto ad un calcio libero con gli avversari a 10 metri da effettuare sul punto. Deve essere "chiamato" urlando "mark!" prima di effettaure la presa ed effettuato sul punto dal giocatore che lo ha chiamato. In origine si poteva chiamare il "mark" in qualunque zona del campo e, sino al 1977 si poteva calciare verso la porta per ottenere punti.

[modifica] Modificazioni nel calcolo del punteggio
Nel corso della sua storia, il rugby ha cambiato spesso la valutazione dei punteggi. E per un certo periodo (sino al 1893) variavano anche a seconda del paese.
Inizialmente contavano solo le trasformazioni e i drop e valevano 1 punto chiamato "goal" (in effetti il termine "try" usato in inglese, significava proprio che dava il diritto a "provare" il calcio). Non si potevano tentare calci a punto sulle punizioni, ciò fu permesso solo dal 1893. Tra il 1888 e il 1997 era possibile tentare di “trovare una porta“ con il “calcio da mark” (effettuato con la tecnica del drop) . Si ha diritto a calciare senza disturbo degli avversari dopo aver raccolto al volo la palla dopo un calcio (up-and-under) avversario. Oggi si può fare solo raccogliendo la palla nei propri 22 metri e dal 1977 non si può calciare in porta.
I punti furono introdotti, almeno in Inghilterra, nel 1886: si evolveranno nel tempo anche per l'introduzione del calcio da mark (palla presa al volo) (introdotto nel 1891-abrogato come possibilità di finalizzazione di punti nel 1977). L’evoluzione almeno per la RFU inglese sarà la seguente:
1886: Meta 1pt., Trasform. 2pt., Drop 2pt., Punizione e Mark non previsti
1888: Meta 1pt., Trasform. 2pt., Drop 2pt., Punizione non prevista., Mark 4pt.
1891: Meta 2pt., Trasform. 3pt., Drop 4pt., Punizione non prevista ., Mark 4pt.
1893: Meta 3pt., Trasform. 2pt., Drop 4pt., Punizione 3pt., Mark 4pt.
(In realtà sino al 1893 vi erano modi , leggermente diversi a seconda del paese, di contare i punti)
1905: Meta 3pt., Trasform. 2pt., Drop 4pt., Punizione 3pt., Mark 3pt.
1947: Meta 3pt., Trasform. 2pt., Drop 3pt., Punizione 3pt., Mark 3pt.
1971: Meta 4pt., Trasform. 2pt., Drop 3pt., Punizione 3pt., Mark 3pt.
1977: Meta 4pt., Trasform. 2pt., Drop 3pt., Punizione 3pt., Mark non possibile
1992: Meta 5pt., Trasform. 2pt., Drop 3pt., Punizione 3pt.,

[modifica] I vari tipi di rugby
Il termine rugby è un termine generale che si riferisce a vari sport, simili ma ben distinti e riconducibili a due "codici": il Rugby a 15 (Rugby Union), il Rugby a 13 (Rugby League)[1] Entrambe i "codici" hanno una versione di rugby a 7.
Le varie forme di gioco sono molto diffuse in: Regno Unito, Irlanda, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e isole del Pacifico come Figi, Samoa, Tonga.Inoltre il Rugby a 15 è popolare in Italia, Romania, Giappone e Argentina mentre il Rugby a 13 è lo sport nazionale in Papua Nuova Guinea ed è popolare in Russia e Marocco (dove comunque è sviluppata anche la versione a 15).Nel Rugby a 7 stanno emergendo nuove formazioni, come il Portogallo e il Kenia. Ovviamente le varianti di gioco sono praticate in numerose altre nazioni ma gli atleti a livello agonistico sono ancora pochi.
E' in Australia e Nuova Zelanda che i due regolamenti hanno assunto il nome "Union" (a 15) e "League" (a 13) (anzi il termine "Rugby League" per il "13" deriva dal nome della prima federazione australiana di questo sport).
Recentemente è stato creato in Italia anche il Rugby a 10 che risulta essere un compromesso tra Rugby Union e Rugby Seven
Sulla falsariga di altri sport, è stata creata anche una versione da spiaggia: il Beach Rugby

[modifica] Le caratteristiche comuni

Incontro di Rugby Argentina-Francia
Le caratteristiche principali comuni a i tre tipi di Rugby sono il campo di gioco, le porte, il pallone ovale ed il fatto che è vietato passare il pallone in avanti quindi il terreno può essere guadagnato solo correndo con il pallone o calciandolo.

[modifica] Le differenze
Le particolarità del Rugby a 15 comprendono la "mischia", dove raggruppamenti di giocatori avversari si spingono uno contro l'altro per conquistare il possesso della palla, e la touche dove due file di giocatori tentano di afferrare la palla che viene rimessa dalle linee laterali.
Nel Rugby a 13 la mischia esiste, ma ha un'importanza notevolmente ridotta, e non ci sono le touche; inoltre non esiste il fallo di "tenuto", quindi, a differenza del Rugby a 15, cadere con la palla e trattenerla non comporta una punizione.
La principale differenza tra i due sport, oltre al numero di giocatori, è che il possesso della palla a seguito di un placcaggio è conteso nel Rugby a 15 mentre non è conteso in quello a 13, dove però dopo 5 placcaggi consecutivi però la palla passa alla squadra avversaria
I punti si ottengono in entrambi gli sport schiacciando la palla nell'area di meta avversaria o calciando la palla tra i pali della porta avversaria.
Per il rugby a 7 si veda la voce specifica.
Recentemente è stato creato e portato anche in Italia il Rugby a 10 che risulta essere un compromesso tra Rugby Union a 15 e Rugby a 7, prevedendo delle vere mischie (anche se a soli 5 giocatori)

[modifica] I tornei maggiori (a 15)
Accanto alla Coppa del mondo di Rugby, disputata ogni quattro anni, vengono giocati annualmente due prestigiosi tornei, il "Sei Nazioni" e il "Tri Nations", rispettivamente svolti nell'emisfero boreale e in quello australe.
Nel contesto nazionale, il Super 10 è il campionato in cui si può vedere il miglior livello di tecnica di gioco. Squadre che negli ultimi tempi hanno sempre lottato per il titolo nazionale sono: Benetton Rugby Treviso, Calvisano, Petrarca Padova, Arix Viadana, e le due squadre di Parma. Tuttavia la "fuga" dei nazionali verso Francia e Inghilterra sta impoverendo il livello tecnico delle squadre.

[modifica] Il Sei Nazioni
Il torneo più famoso prima della nascita della "Coppa del mondo" e del "Tri-nations" era il Cinque Nazioni (Five Nations). Dopo l'ammissione, attorno al 1880, di Galles e Irlanda alle sfide con Scozia e Inghilterra, si cominciò a stilare una classifica annuale tra queste quattro squadre, classifica che rimase ufficiosa sino al 1994. Nel 1910 venne ammessa anche la Francia, squalificata dal 1931 al 1946, per motivi legati al professionismo e alla disciplina di gioco. In seguito questo torneo ha cambiato nome in quanto nel 2000 è stata ammessa un'altra nazione, l'Italia, e quindi oggi è chiamato il Sei Nazioni (Six Nations). Il torneo si è svolto regolarmente salvo durante le guerre mondiali e nel 1972, quando vennero annullate le partite interne dell'Irlanda per la situazione politica in Irlanda del Nord.
Nel corso di questo torneo, alcune sfide possono determinare anche l'assegnazione di alcuni titoli secondari, alcuni dei quali simbolici e non riportati in alcun albo d'oro ufficiale, ma comunque considerati da giocatori e tifosi di grande rilevanza.
La squadra che riesce a vincere tutte le 5 partite si dice aver realizzato il "Grande Slam".
La squadra appartenente ad una delle quattro federazioni britanniche che riesce a vincere tutti i confronti con le altre tre, realizza la "Triple Crown".
In palio negli incontri tra le squadre di Inghilterra e Scozia c'è la "Calcutta Cup".
Dal 2007 è stato istituito un nuovo titolo secondario, il "Trofeo Garibaldi", assegnato ogni anno alla vincente della partita fra Italia e Francia, le due formazioni di scuola latina del torneo.
Alla squadra classificatasi all'ultimo posto nel torneo viene attribuito il simbolico e beffardo "Wooden Spoon" (Cucchiaio di Legno), che non è un oggetto reale ma si richiama ad una tradizione universitaria di Cambridge, in cui gli studenti regalavano ai loro commilitoni che prendevano i voti più bassi agli esami un cucchiaio di legno (ma una leggenda vuole che tale oggetto esista e sia conservato in un'isola inglese). Tale oggetto però nel caso del rugby non è mai esistito fisicamente.
Il caso di una squadra che alla fine del torneo risulti aver collezionato soltanto sconfitte, è invece un risultato negativo denominato nel gergo del 6 Nazioni come "Whitewash".

[modifica] Il Tri Nations
Il corrispettivo del Sei Nazioni al di sotto dell'equatore è il Tri Nations (ovvero "Tre Nazioni"): una competizione simile nel modello a quella europea, nata nel 1996, disputata da tre nazionali di rugby che sono tra le più celebri e forti al mondo ossia quella neozelandese, quella sudafricana e quella australiana.

[modifica] Altri Tornei per nazioni
Riprendendo un tentativo simile effettuato tra il 1998 e il 2001, si disputa dal 2006 il "“Torneo delle Sei Nazioni del Pacifico" con la selezione giovanile della Nuova Zelanda e le selezioni maggiori di Giappone, Samoa, Fiji , Tonga. Dal 2007 parteciperà anche la nazionale "A" (emergenti) Australiana. All'interno di questo torneo le sfide tra Fiji Samoa e Tonga danno origine al "Pacific Tri nations" che si disputa dal 1982.
Esistono campionati continentali in Sudamerica (dominato dal 1951 dall'Argentina), Africa, Asia (dominato dal Giappone). Saltuariamente di disputa anche la "Oceania Cup" e il "campionato dei Caraibi".
In Europa esiste un Campionato Europeo per nazioni, strutturato su 7 "Divisioni" con un un meccanismo di promozioni e retrocessioni e non vede la partecipazione delle nazionali impegnate nel Sei Nazioni. E' chiamato anche "Sei Nazioni B". Nella sua precedente forma (Coppa Fira o Coppa Europa), disputata sino al 1997, vedeva la partecipazione della Francia (che però schierava quasi sempre squadre minori) e della Italia che lo vinse proprio nel 1997, battendo i transalpini (che schierarono la formazione ufficiale del 5 nazioni) a Grenoble. In questo trofeo, la Romania, tradizionale dominatrice, è ultimamente incalzata da Georgia e dal Portogallo. Questo trofeo serve anche a determinare le posizioni delle squadre nel caso siano previste le qualificazioni mondiali; queste squadre entrano in gioco in tal caso tardi rispetto ad altre europee.

[modifica] Il Terzo Tempo
Una tradizione importante nel gioco del rugby è il "Terzo Tempo". Anche nei campi della massima serie italiana, "Il Super 10", al termine della partita i giocatori delle due squadre sono soliti ritrovarsi assieme ai tifosi e a tutti coloro che hanno preso parte allo svolgimento della gara per festeggiare l'incontro appena concluso. La tradizione prevede un banchetto, offerto dalla squadra che ha ospitato l'incontro. L'atmosfera di cordialità nella quale si stemperano le tensioni della partita è uno degli aspetti che più divertono chi vi partecipa e più affascinano chi segue questo sport da un punto di vista esterno.

[modifica] "Derivati" del rugby
Football Americano,
Touch Rugby,
Tag Rugby,
Beach Rugby.

[modifica] Classifica mondiale
Il ranking mondiale è stilato ogni settimana dall'IRB e si basa sulle partite giocate dalle nazionali sotto la sua egida (i test-match), solo quelle infatti modificano la classifica; il punteggio è influenzato dai punti fatti, dalla manifestazione, dal fatto di giocare in casa o fuori (questo vale di più), dal valore dell'avversario.
Aggiornata al 05.02.07
Pos.
Nazionale
Punti
1
Nuova Zelanda
94.59
2
Francia
85.94
3
Australia
85.55
4
Irlanda
85.22
5
Sud Africa
84.71
6
Argentina
79.61
7
Inghilterra
79.45
8
Galles
76.49
9
Scozia
76.04
10
Samoa
73.86
11
Fiji
73.15
12
Italia
72.79
13
USA
68.73
14
Canada
68.52
15
Georgia
66.93
16
Romania
66.76
17
Tonga
66.04
18
Giappone
64.95
19
Uruguay
63.45
20
Russia
62.82
21
Portogallo
62.65
22
Corea
60.17
23
Namibia
59.29
24
Cile
59.27
25
Spagna
57.59
26
Marocco
55.67
27
Germania
55.62
28
Repubblica Ceca
53.94
29
Paraguay
53.82
30
Hong Kong
53.35
31
Ucraina
53.07
32
Tunisia
52.65
33
Belgio
52.58
34
Moldova
52.39
35
Brasile
52.31
36
Polonia
50.92
37
Lettonia (Latvia)
49.54
38
Olanda
49.53
39
Croazia
49.39
40
Kenia
48.86
41
Svezia
48.75
42
Taiwan (Chinese Taipei)
48.41
43
Golfo Persico (Arabian Gulf)
48.32
44
Sri Lanka
48.16
45
Costa d'Avorio
48.16
46
Kazakhstan
47.95
47
Madagascar
47.95
48
Svizzera
47.13
49
Cina
46.58
50
Uganda
46.34
51
Singapore
46.00
52
Cook Islands
45.87
53
Zimbabwe
45.51
54
Papua New Guinea
45.09
55
Malta
42.23
56
Trinidad & Tobago
43.97
57
Isole Cayman
43.87
58
Venezuela
43.40
59
Barbados
43.13
60
Danimarca
42.92
61
Lituania
42.65
62
Andorra
42.63
63
Senegal
42.13
64
Slovenia
41.90
65
Peru
41.75
66
Malaysia
41.70
67
Bermuda
41.69
68
Colombia
41.69
69
Ungheria
41.36
70
Zambia
41.35
71
Serbia & Montenegro
41.14
72
Niue Island
40.96
73
Thailandia
40.80
74
Guyana
40.35
75
Austria
39.97
76
Saint Vincent e Grenadine
39.30
77
Solomon Islands
39.06
78
Giamaica
38.97
79
Monaco
38.81
80
Botswana
38.64
81
Camerun
38.52
82
Guam
38.13
83
Lussemburgo
37.93
84
Swaziland
37.57
85
Santa Lucia
37.57
86
Norvegia
37.03
87
Tahiti
36.25
88
India
36.20
89
Nigeria
36.00
90
Bahamas
35.61
91
Vanuatu
34.77
92
Bulgaria
34.10
93
Israele
33.56
94
Finlandia
30.87
95
Bosnia e Erzegovina
30.25

[modifica] Il rugby in televisione
In Italia il rugby viene trasmesso gratuitamente (via etere) dall'emittente LA7 e (via digitale terrestre e\o via satellite) dall'emittente Sportitalia; mentre a pagamento viene trasmesso dalla paytv SKY (via satellite). È inoltre possibile seguire molti match anche via internet, tramite l'abbonamento al sito Mediazone.com.

[modifica] Voci correlate
Coppa del mondo di Rugby
Elenco di squadre di rugby
La storia del rugby in Italia
Rugbysti
Sei Nazioni
Tri Nations
Campionato Europeo per nazioni
Pacific Rim (Epson Cup)
Torneo delle Sei Nazioni del Pacifico
Campionato Sudamericano di Rugby

[modifica] Altri progetti
Commons
Commons contiene file multimediali su Rugby

[modifica] Collegamenti esterni
Federazione Italiana Rugby – Sito Ufficiale
www.rugby.it
Sito ufficiale dell Irb - ranking mondiale
Associazione Italiana Rugbisti
Lega Italiana Rugby Eccellenza
Video di rugby a 13

Tuesday, January 30, 2007

PERSONAGGI: Elias Canetti



Elias Canetti nasce il 25 luglio 1905 a Ruscuk, in Bulgaria, da una famiglia sefardita che parla lo spagnolo del XV secolo. Dopo la morte del padre, insieme ai due fratelli, segue la madre in diverse città d'Europa: Zurigo, Francoforte, Vienna. Nel 1938, dopo l'Anschluss, emigra a Londra rimanendovi fino al 1971 quando decide di tornare a vivere a Zurigo, il "paradiso perduto" della sua adolescenza, in cui morirà il 14 agosto 1994. Durante la giovinezza, le relazioni e i viaggi contribuiscono a formare il suo pensiero, ad affinare il suo spirito, ad aprirlo al mondo, come pure a fargli prendere coscienza del ruolo del sapere in quanto motore della libertà. Nel 1931, due anni prima dell'avvento al potere di Adolf Hitler, fa il suo ingresso nella scena letteraria con lo sbalorditivo "Autodafè", il suo primo e unico romanzo, percorso da venature malinconiche e capace di esplorare a fondo gli abissi della solitudine, tema centrale del libro. Il protagonista è un intellettuale che viene metaforicamente divorato dal rogo dei suoi centomila volumi, inevitabile nemesi del mondo delle idee nei confronti del reale, punizione per l'uomo che sceglie di essere "tutto testa e niente corpo": l'intellettuale appunto. Ma il fuoco del romanzo è anche una chiara, preoccupata quanto visionaria anticipazione allegorica del totalitarismo, premonizione dell'autodistruzione della ragione occidentale. Sul piano espressivo, invece, non esiste migliore illustrazione di quella "lingua salvata" rappresentata dal tedesco, lingua che sua madre gli aveva insegnato per amore della Vienna imperiale, e che per loro rappresentava il centro della cultura europea e che Canetti cercherà di rivitalizzare alla luce dello "sfiguramento" della stessa che a suo dire è stato operato col tempo. Di notevole spessore è anche "Massa e potere" (1960), saggio sulla psicologia del controllo sociale, in questo assai affine, pur nei trentacinque anni di differenza, ad alcune tematiche di "Autodafé". Di rilievo è poi la straordinaria autobiografia, uno dei documenti più intensi del Novecento che, divisa in più volumi ("La lingua salvata", "Il frutto del fuoco" e "Il gioco degli occhi") e uscita fra il 1977 e il 1985 lo consacrano definitivamente come una delle voci più alte della letteratura di ogni tempo. I giurati di Stoccolma se ne accorgono e nel 1981 gli assegnano il più che meritato premio Nobel per la letteratura. Ricevendo il premio, nel discorso di ringraziamento, egli indica come suo "territorio" l'Europa di quattro scrittori di lingua tedesca vissuti nell'Austria di un tempo: Karl Kraus, Franz Kafka, Robert Musil e Hermann Broch, di cui riconosce l'ampio debito, così come nei confronti di tutta la tradizione viennese. Inoltre confesserà apertamente che la passione per la lettura, il gusto per le tragedie greche e i grandi autori della letteratura europea ebbero un'influenza determinante sulla sua opera.

Wednesday, January 17, 2007

OSPITI: Maddalena Bellagio


Lasciami pensare che possa essere amorePerché più è folle, dicono i libri, più è vero.Siamo cresciuti così, a rimpinzarci la testaDi convinzioni magari bislaccheMa funzionano ormai in noiE ci fanno emozionare decidere agire.Lasciami pensare che possa essere amorePerché più è folle, dicono i libri, più è vero.E allora bacio cerca bacioPelle cerca pelleMano cerca manoCuore cerca cuorePresente cerca futuroUn girotondo sempre più veloceUna giostra piena di lustrini e cavalli bianchiChe manda in orbita i mie sogni.Fa che non mi svegliSbattuta sulla terra nudaI capelli scarmigliatiIl viso devastato dallo stuporeDella realtà dell’albaAncora nella testa il ritornello:Lasciami pensare che possa essere amorePerché più è folle, dicono i libri, più è vero.

Tuesday, January 16, 2007

OSPITI: Morgause




*FRAÜLEIN**14/01/2007di morgause


So dove le rotaie
finiscono
e il treno continua
ad avanzare
nel silenzio.
So che sarà
una stazione
senza nome.
I miei capelli sono ariani,
hanno il colore
del grano maturo.
Il mio nome è pagano.
I miei occhi
più azzurri del cielo
di Baviera.
Ma lui vede la Stella di Davide
nel mio ombelico.
La porto
per il mio ultimo
spogliarello.

FRAÜLEIN !!

Qualcuno mi tocca,
per svegliarmi,
e la mia mano, vigliacca,
si alza a salutare
quell’uniforme
ruvida
che è un uomo.
Lui fora il biglietto,
con gesto deciso,
poi la sua faccia rotonda
mi sorride
nella luce del sole
come quella di un bambino
grasso.

FRAÜLEIN !!

Lo spettacolo
è solo rimandato:
conservate
i posti a sedere.


http://enrica21.interfree.it/

Monday, January 15, 2007

Random (esperimenti di scrittura)



Polvere


La sera era fredda, a gennaio a Cuneo alle diciassette è notte fonda, l’uomo aspettava rabbrividendo dentro il suo giaccone, sotto i portici.
Cuneo è una città piccola per essere un capoluogo di provincia, ci abitano circa cinquantamila abitanti, la sua particolarità è quella di avere i portici per tutta la lunghezza dei corsi principali, ciò permette alla gente di passeggiare tranquillamente anche d’inverno e spostarsi agevolmente a piedi.
La neve ricopriva i tetti ed il cielo era plumbeo, promessa certa di nuove nevicate, l’uomo però non rabbrividiva per il freddo, no quello non avrebbe disturbato Carlo quello che lo faceva rabbrividire era il sopravvenire dell’astinenza.
Si era iniettato l’ultimo quartino di “roba” a metà giornata ed ora cominciava ad avvertire i brividi e la sudorazione caratteristica che precedevano la crisi, stava aspettando rassegnato l’arrivo del “cavallo” che gli avrebbe consegnato l’eroina.
Di solito Carlo si riforniva direttamente a Torino: all’inizio degli anni ottanta il mercato era in mano ai “catanesi”, erano loro ad aver introdotto nel capoluogo piemontese il brown sugar.
Quel giorno invece gli avevano telefonato dicendogli che sarebbero passati a Cuneo per degli affari e che se voleva gli avrebbero portato i suoi soliti cinque “pezzi”, Carlo aveva accettato contento all’idea di non doversi sbattere sulle strade coperte di neve.
I brividi aumentavano ma Carlo non gli dava peso, sapeva che i suoi fornitori non lo avrebbero tradito, anzi il leggero malessere gli era quasi gradito: d’altra parte la cosa bella della dipendenza è la dipendenza stessa e l’attimo in cui la si soddisfa così pensava lui.
L’uomo era arrivato, rapidamente soldi e roba cambiarono di mano: lui non controllò la busta e l’altro non contò i soldi, non c’era bisogno, era un rapporto commerciale e nonostante il genere, di fiducia.
Loro erano grossisti e lo conoscevano da prima della sua tossicodipendenza, lui dal suo canto guadagnava bene e vendendo una parte della roba riusciva a mantenersi il vizio: all’epoca la situazione a Cuneo era tranquilla ed i rischi pochi.
Carlo si affrettò verso casa, “è vero che il bello della dipendenza è la dipendenza” diceva parlottando da solo, “ adesso però sto male”, casa sua era poco lontano da Cuneo e in un quarto d’ora si ritrovò seduto in cucina a preparare l’eroina.
Aveva predisposto tutti gli arnesi del mestiere: cucchiaino, coltellino, acqua distillata, limone, accendino, cotone e ultima ma importantissima la siringa monouso: Carlo non voleva rischi inutili, l’epatite era sempre in agguato e da qualche tempo si vociferava di una nuova malattia che sembrava colpisse gli omosessuali e anche i tossici.
Il brown sugar è un tipo di eroina in pietre e non in polvere, Carlo sbriciolò con cura alcune pietrine servendosi del coltellino, mise la roba nel cucchiaino aggiunse l’acqua e il limone dopo di che cominciò a scaldare il composto.
Quando tutta l’eroina fu sciolta mise un minuscolo batuffolo di cotone nel cucchiaio ed attraverso quel filtro l’aspirò con la siringa: con calma fece uscire l’aria dalla siringa, poi si arrotolò la camicia, comparvero evidenti le vene senza bisogno di alcun laccio; a questo punto come sempre gli tornò in mente Fulvia ed il giorno in cui la ritrovò esanime a causa di una over dose.
“Forse questa volta ti raggiungo amore”, questo pensava tutte le volte prima di iniettarsi la dose: poi senza pensarci due volte conficcò l’ago nella vena, tirò indietro leggermente lo stantuffo e subito il sangue andò a mescolarsi con il liquido ambrato contenuto nella siringa, di colpo abbassò lo stantuffo e restò ad aspettare la vampa avvolgente a lui ben nota oppure l’oblio.
Anche questa volta non si ritrovò al cospetto di Fulvia, deluso tirò fuori dalla vena l’ago, gettò via la siringa e mise in una scatolina il filtro usato per aspirare l’eroina; questa era un’abitudine che qualsiasi tossico previdente aveva: in periodi di magra facendo bollire i filtri si riusciva a tirare fuori sufficiente roba da tamponare l’astinenza.
Carlo cominciò a suddividere la roba: confezionò le bustine che gli avrebbero permesso (una volta vendute) di ricomprarla e sistemò quella per il suo consumo nel solito vasetto di cristallo che teneva nella credenza insieme alle spezie da cucina.
Seduto sul divano ripensava a quando stava con Fulvia e con quanta testardaggine aveva provato a farla smettere, ricordava le liti con lei e con gli spacciatori (quegli stessi da cui ora si forniva), ora a distanza di pochi anni era anche lui precipitato nella stessa palude: era veramente una situazione ironica.
Era passato da strenuo avversario dell’eroina a suo adepto fedele, certo c’era un’attrazione macabra e una malcelata voglia di giungere finalmente alla fine, stette a riflettere ancora un po’ sugli avvenimenti passati e giunse alla conclusione che per adesso andava bene così, il tempo e la fortuna avrebbero deciso il suo destino.

Wednesday, January 10, 2007

PERSONAGGI: Nelson Mandela



«Non c'è nessuna facile strada per la libertà.»
(Nelson Mandela)


Nelson Rolihlahla Mandela, OM (Qunu, Transkei, 18 luglio 1918), primo Presidente del Sudafrica dopo la fine dell'apartheid. Fu a lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid, e organizzò anche azioni di sabotaggio e guerriglia. Nel 1993 ricevette il Premio Nobel per la pace. Segregato e incarcerato per lunghi anni durante i Governi sudafricani pro-apartheid prima degli anni '90, è oggi universalmente considerato un eroico combattente per la libertà.
Il nome Madiba, titolo onorifico adottato dai membri anziani della sua famiglia, è divenuto in Sudafrica sinonimo di Nelson Mandela.

OSPITI: Molteni


NON SI PRENDE A CALCI UN UOMO DI 57 ANNI (non lo fare mai più che t’ammazzo)


Questo soggetto è un brutto servo scelto dal padrone (titolare dell’impresa)
uguale a tutti quelli della sua brutta razza (sono milioni)
cattivo e voce grossa con quelli appena sotto
sorrisi e denti gialli con quelli appena sopra
e io
nel lercio schema che trasporta in testa
sto proprio sopra a lui
guarda un po’
ah ah
sto sopra a lui
e quindi a me tocca lo spettacolo indecente della bocconata di denti zozzi
battute (oscene) e pure le pacche sulle spalle che parola mia m’arrivano con l’erpes
le evito in tutti i modi, dio m’è testimone
le scanso
gli lancio occhiate torve iniettate di sangue
gli blocco il braccio schifo
lo spingo via
gli urlo e sputo in faccia
E FERMO CO ‘STE MANI!
niente
s’impunta
peggio di un somaro piantato in salita che non sente né le bastonate
né i morsi nelle orecchie
tutto da capo
ogni volta ci riprova – s’è messo in testa di diventarmi amico st’animale -
ma la prima volta che l’ho visto, madonnina mia…
la prima volta la ricordo (dio m’è testimone, e anche la madonna)
la ricordo
in quel cantiere in cima al monte a meno sette gradi d’inverno
stava sopra a un tetto, paonazzo
piccolo e orrendo
come un diavolo smerdato scartato dall’inferno
ignobile e impestato
lui non solleva pesi - lui non fa sforzi - lui è il CAPO CANTIERE
urla ordini (che un’ora prima hanno urlato in faccia a lui)
e urlava a squarciagola a un poveraccio intirizzito alle sette del mattino di Febbraio
un rumeno
avrà avuto ventun anni
(lontano da tutto, perso in questa Americhetta inutile e imbecille)
perché ‘sto disgraziato doveva fare un buco nel muro
e s’era scordato a terra il TRAPANO CON LA PUNTA A TAZZA, pensa tu
era salito in cima al tetto (a rischio della vita - ovviamente)
ma non aveva capito bene l’ordine
(da 4 mesi in Italia, terra di poeti, di lingue antiche e musicali….
ma lui che se ne fa della lingua antica, con tutti ‘sti cazzo di dialetti
verbi e parole complicate)
e il TRAPANO CON LA PUNTA A TAZZA era rimasto a terra, pensa tu
come uno sputo in faccia a cristo sulla croce
come la colpa più enorme senza redenzione e senza rimedio
con questo bacherozzo lurido che badava a urlare a un centimetro dal naso del ragazzo
LA PUNTA A TAZZA, TESTA DI CAZZO, CHE T’HO DETTO? EH? CHE T’HO DETTO ?
T’HO DETTO LA PUNTA A TAZZA, RINCOGLIONITO !
……….ma io ke…non kapito…!
NON CAPITO…..UNA SEGA! VAFFANCULO TE E UNA PACCA DELLA ROMANIA!! CAPITE SOLO QUANDO CAZZO VI FA COMODO !
ADESSO RISCENDI E VAI A PIGLIARE STO CAZZO DI TRAPANO
CON LA PUNTA A TAZZA, DIO BESTIA, E CI VAI DI CORSA !!
CHE STAMATTINA TI BUTTO DI SOTTO DA STO TETTO, DIO BOIA!
TI CI BUTTO DI SOTTO, PAROLA MIA ! !
e ho visto da quella bocca quello scroscio immondo all’improvviso
come l’inferno che affiora in superficie
come la somma di tutti i crimini mondiali (non avevo preso ancora nemmeno il caffè)
un vomito eruttato dal centro buio della terra da tutti i demoni degli inferi
e in un secondo - in mattine come queste - crolla tutto nella polvere dei calcinacci
tra le macerie della carne volenterosa del pensiero e delle idee
di passione – ingegno – fantasia – impegno -
nella polvere
il gioco dei volumi e delle ombre e tutta la sociologia urbana e rurale
il magico formicolio delle tensioni
invisibili e potenti
che corrono precise senza sosta lungo le linee di forza
nelle vertebre delle strutture
dentro gli sbalzi nel vuoto, lungo le travi e i pilastri snelli
e tutti i materiali accostati e combinati nelle 3 dimensioni del quadro dello spazio
il poroton - l’acciaio - il cemento - la calce - il legno - gesso e cartone - lo zinco e l’alluminio
vernici all’acqua - tinte acriliche - a calce
che discutono oppure urlano sotto la luce
all’improvviso tutto spento
finito
Brunelleschi e il Buontalenti – Bernini – Borromini – Siza – Wright - Mies e Murcutt
finiti nella polvere in un istante, tutti lì,
tutto in un secondo
e non si recupera, non si recupera
quelle mattine finisce tutto e s’accumula il veleno
proprio dove cominciano cravatte assassine e valigette complici dopobarba da boia
brutti delinquenti
taglia gole
facce brutte (ma rasate) anime come la pece
voci come tagliole
contabilità truccate con varianti in corso d’opera triplicate
e poi truccate ancora per raddoppiarle un’altra volta (che si può fare, ma si che si può fare)
lavoro nero, compromessi come doglie come coliche renali
strette di mano unte e puzzolenti
sudore e umiliazioni
(e l’architettura?)
morti che non si sa perché dicono bianche senza senso
senza lacrime bigliettini col bordo nero e condoglianze
per risparmiare un ponteggio nuovo (25 Euro/mq) o un salva piede (1,30 Euro/m),
un cavo elettrico a norma (0,80 Euro/m)
un quadro elettrico a norma (282 Euro)
una puntazza in rame a norma per lo scarico a terra (18 Euro)
tanto per non precipitare giù tra chiodi e tavole
scaglie di mattone
col collo rotto
per non restare folgorati – attaccati – bruciacchiati come bestie a una barra che per mera distrazione
trasporta miliardi di elettroni
costa così la sicurezza,
la vita del ragazzo dalla Romania, un tot a metro quadro, o a metro lineare, neanche tanto
anzi poco
ma comunque tutto spreco che non serve,
solo spreco
che sti zozzi soldi
non sanno manco come spenderli, non sanno manco divertirsi
godono soltanto a vederne il mucchio come iene snaturate davanti al mucchio di carcasse

e che ci faccio io qui?
per forza me lo chiedo
mentre fisso immobile qualcosa d’impreciso e aspetto che tutto passi
ma non passa mai quelle mattine e s’accumula il veleno
come l’acqua nelle gobbe del cammello, s’accumula

e la mattina che conobbi quel insetto in cima a un tetto aggiunsi altro veleno
uno scroscio una cascata avvelenata
mentre dovevamo demolire
distruggere per sempre
un borgo millenario di pastori e legnaioli
il COMUNE con tutte le sue menti dirigenti lo abbatteva perché era abbandonato
per rifarlo molto bello, per i villeggianti
coi telecomandi le iacuzzi dentro ai cessi e le antenne sopra ai tetti.

Incarico accettato.
IO l’altro assassino, quello che ha firmato e timbrato, altroché
PROGETTISTA e DIRETTORE DEI LAVORI…
bello GROSSO sul cartello di cantiere :
MOLTENI – PROGETTISTA DELLE OPERE E DIRETTORE DEI LAVORI, bello
l’assassino a lettere maiuscole
morto di fame da cento anni senza scelta
inutile
sono io quello, che si sappia.

Però il capomastro sta a distanza, e ce lo tengo a tutta forza (almeno questo)
mentre sorride a me
copre di merda con le urla inferocite i carpentieri
e lo fa in contemporanea
se vedeste com’è bravo, mica tutti sono in grado
sorride e m’offre il caffè tutti i santi giorni non ne salta uno per dio
un caffè architetto? (32 denti gialli) e intanto
E TU MUOVITI PORCODDIO, T’HO DETTO MUOVITI CON QUEL FERRO !!
col caffè e il sorriso in mano…
….ma che caffè e caffè, diamoci una mossa
voglio andarmene da qui
voglia chiuderla al più presto
questa storia andata male
questa macchia nello stomaco questo aborto insanguinato
mentre fisso una barra ∅18 arrugginita penso a me ragazzo
architetto mezzo ubriaco che osserva il mondo con il vino per farselo piacere
e ne inventava ogni volta un altro nuovo in un’altra direzione per migliorare
qualche cosa in queste vostre vite di famiglia
in queste regole non mie – prese in mano e lavorate per voi soltanto
ero un ragazzo
di tutto quello c’è rimasto solo il vino

finché una mattina il CAPOMASTRO appena risalito di notte dall’inferno
ha dato un calcio in culo ad un uomo – gli ha dato un calcio nel culo
un operaio coi capelli bianchi più vecchio di vent’anni
moglie e tre figli a scuola
mutuo – libri utilitaria e bollette
che mi dice buongiorno e mi da sempre del lei – del voi a suo padre – mai una parola fuori posto un sorriso ogni mattina
non afferrai il motivo esatto
ma lo fece
gli appioppò un calcio in culo
davanti a me
davanti a tutti
e in quel preciso istante per il fatto troppo grosso
per la vergogna troppo enorme
si fermò tutto quanto
nei boschi e l’Appennino circostante
corsero a nascondersi E A OSSERVARCI INORRIDITI
scoiattoli e cinghiali le volpi, i tassi e i lupi
inorriditi dagli umani
e rimase tutto immobile per un tempo immenso
fino a quando l’uomo dai capelli bianchi alzò lo sguardo e mi guardò
e lo vidi a tavola in famiglia
la pagella di suo figlio e le lasagne calde dentro al piatto
aveva preso un calcio in culo lì davanti a tutti
non sapeva cosa fare mentre il lurido individuo urlava qualcos’altro d’indicibile e di orrendo
io e l’uomo che aveva preso il calcio ci guardammo
e decidemmo per quella mattina di ammazzarlo un’altra volta
la prossima

così montai sopra la cabina della ruspa
arrivata per distruggere
e gridai a dio e al conducente
AVANTI CON QUESTA BENNA, COMINCIAMO A DEMOLIRE !
mentre tutto il creato
nel massimo silenzio osservava noi
la somma sporca di tutti i nostri crimini.


PS – CAPOMASTRO, voglio dirti – lo devi sapere - che quel uomo ha tre figli, una moglie i capelli grigi e 57 anni. Ha la pancia e la schiena curva, ma gli hai visto mai le mani?
C’è sopra sei millimetri di cuoio, quello piega e ci fa un nodo a una barra ∅40 d’acciaio temperato. Solleva 4 sacche di cemento da 25Kg per volta, senza minimo sforzo.
Tiene in mano in pieno Agosto l’acciaio a 70°, d’inverno le barre ad aderenza migliorata ricoperte di ghiaccio e brina.
Lavora indifferentemente a 45° sopra un tetto d’estate dopo pranzo (due piccioni e 350g di tagliatelle al sugo) o a febbraio a -15° in cima a un monte coperto di neve gelata.
E sorride sempre, dice buongiorno a tutti.
CAPOMASTRO, hai colpito un componente dell’unica vera razza superiore, lo sai?
Ti strozza con una mano sola, mentre s’accende un MS. Ti stacca la testa con uno schiaffo solo, se volesse. Ma quel uomo superiore non ha colpito mai nessuno, un compagno di lavoro, un ubriaco dentro un bar, sua moglie o uno qualunque dei tre figli.
Il suo corpo e le sue mani sono mezzi di lavoro solamente.
CAPOMASTRO, non lo fare mai più, perché t’ammazzo io. E mi faccio senza battere ciglio trent’anni di galera (con le attenuanti generiche e la buona condotta dopo sei anni sono fuori. Torno lì, ammazzo tutta la tua famiglia e t’incendio la casa).


In fede, Architetto Marcello Molteni

Friday, December 15, 2006

2007 BUON ANNO




Si ricomincia, vorrei con questo nuovo anno inserire ogni tanto degli ospiti: pubblicherò scritti di vario genere che mi hanno colpito o che secondo me lasciano il segno oppure semplicemente perchè sono divertenti o mi son piaciuti. Chiaramente tutti gli autori saranno citati e se vorranno potranno intervenire nella zona commenti.

Friday, December 01, 2006

BUON NATALE - HAPPY CHRISTMAS






Tanti auguri a tutti quanti, di tutti i tipi: tradizionali, sacri e profani......

Random (esperimenti di scrittura)

La ruota del tempo


Effettivamente le parole di Giulia avevano riportato Carlo alla situazione da lui stesso vissuta durante l’adolescenza: i suoi genitori non andavano d’accordo e sovente litigavano.
Carlo non aveva mai capito bene di chi fosse la colpa, sapeva solo che il clima in casa a volte era pesantissimo, sua madre era molto gelosa e accusava il marito di tradirla con una conoscente, dal canto suo lui si protestava innocente e la tacciava di visionaria; dove fosse la verità Carlo non lo seppe mai e tutto sommato neanche gli interessava.
L’unica cosa che sapeva era che stava male, non sopportava il clima teso e le discussioni feroci a cui doveva assistere, anche quando le cose erano tranquille lui faceva attenzione a non creare problemi che avrebbero scatenato la tempesta.
Ricordava ancora con dispiacere la gita scolastica a Roma, a cui aveva rinunciato perché nei giorni in cui si doveva dare l’adesione in casa l’atmosfera era tesa e lui non aveva avuto il coraggio di chiedere nulla.
Sua madre era, secondo lui, la persona più triste che avesse mai conosciuto: da bambina si era sentita diagnosticare una malformazione cardiaca che l’avrebbe condiziona tutta la vita e che l’avrebbe poi portata alla morte ancora giovane.
Carlo ricordava bene la sera in cui tornando dalla Tanzania, dopo più di un anno di assenza, la prima notizia che ebbe all’aeroporto fu quella della morte di sua madre quello stesso pomeriggio all’età di cinquantatre anni.
Non aveva avuto una vita felice, dopo le scuole elementari aveva dovuto andare a lavorare: si era ritrovata in un laboratorio di sartoria gestito da due sorelle zitelle e avide, con la scusa che non sapeva far nulla e che le insegnavano un mestiere per i primi tre anni non le diedero neppure un centesimo.
Passarono gli anni e finalmente cominciò a guadagnare qualche soldo, poteva così aiutare la famiglia ed anche andare a ballare il sabato sera, fu durante uno di questi sabati che incontrò il papà di Carlo: era arrivato da poco in paese fresco di studi.
Tutti lo chiamavano ragioniere e lo trattavano con rispetto, era infatti il contabile della impresa edile più grande della provincia, era sempre ben vestito ed in ordine e per il fatto di essere di un’altra regione parlava sempre in italiano.
Non ci mise molto a far colpo sulle ragazze, soprattutto sulla giovane sartina e fu così che a soli diciotto anni lei si ritrovò incinta e costretta a sposarsi, non vi era altra possibilità per evitare lo scandalo.
Le cose non andarono male all’inizio ma con l’andare del tempo il rapporto tra i due coniugi si raffreddò molto, ad aggravare la cosa sopraggiunse una grave depressione che colpì la mamma di Carlo, depressione che degenerò in esaurimento nervoso.
Carlo ricordava con tristezza il volto buio ed in lacrime della madre, a volte sentiva una rabbia profonda verso i suoi genitori a causa della sofferenza che gli procuravano, subito dopo si vergognava di quel sentimento e cercava di star vicino alla madre.
Questa situazione andò avanti sino a quando Carlo fu chiamato ad assolvere i suoi doveri verso la patria, durante l’anno di servizio militare i suoi si separarono e lui decise che sarebbe andato a vivere da solo.
Un rapace che passò a volo radente sul lago strappò Carlo ai suoi ricordi, si accorse che il tempo era volato via, si alzò ed anche lui come già aveva fatto Giulia imboccò il sentiero che lo avrebbe riportato al campo.